Il consumo di bevande zuccherate è associato all’aumento del peso corporeo ed al rischio di insorgenza di diabete mellito tipo II. Pochi studi hanno però testato la relazione con la malattia coronarica o marcatori intermedi. Anche il ruolo delle bevande zuccherate artificialmente è poco chiaro.
Alcuni ricercatori dell’Harvard School of Public Health di Boston hanno eseguito l’analisi di 42.883 uomini dell’Health Professionals Follow-Up Study, uno studio prospettico di coorte, iniziato nel 1986, che ha coinvolto uomini di età compresa tra i 40 e i 75 anni, praticanti una delle seguenti professioni: farmacisti, fisiatri, podologi, osteopati, veterinari, optometristi. Per il 97% circa erano di razza bianca di discendenza europea.

Nello studio è stata valutata l’associazione tra il consumo cumulativo di bevande zuccherate (es. la soda) ed edulcorate (es. diet soda) con l’incidenza di malattia coronarica fatale e non fatale (infarto del miocardio).

Ogni 4 anni è stato somministrato ai partecipanti un questionario semiquantitativo di food frequency per valutare il consumo usuale di bevande zuccherate (cola, cola senza caffeina, altre bevande zuccherate gasate, bevande zuccherate non gasate, come succhi di frutta, limonate) e bevande edulcorate (bevande diet a base di caffeina, bevande diet non gasate).
In oltre 22 anni di follow-up si sono verificati 3.683 casi di malattia coronarica. Ogni 2 anni ai partecipanti veniva somministrato un questionario per verificare se erano stati colpiti da malattia coronarica. Nel caso di malattia coronarica non fatale, la dichiarazione doveva essere confermata da documentazione medica secondo i criteri della World Health Organization (sintomi clinici, ECG modificato o aumento degli enzimi di citonecrosi miocardica), nel caso di malattia coronarica fatale veniva richiesta documentazione medica ed il referto dell’autopsia.
L’intake di bevande è stato suddiviso in 4 quartili; i partecipanti al quartile superiore di consumo di bevande zuccherate avevano un rischio relativo del 20% più elevato di malattia coronarica rispetto a quelli del quartile inferiore dopo correzione per età, fumo, attività fisica, consumo di alcol o di multivitaminici, storia familiare di malattia coronarica, modificazione del peso corporeo con aumento o calo nei 5 anni precedenti l’arruolamento allo studio, aderenza alla dieta a basso contenuto calorico, intake totale di energia, qualità dell’introito calorico, indice di massa corporea.

Il consumo di bevande edulcorate artificialmente non è risultato significativamente associato alle malattie coronariche. La correzione per valori auto-riferiti di ipercolesterolemia, ipertrigliceridemia, ipertensione arteriosa e diabete mellito di tipo 2 hanno leggermente attenuato queste associazioni.
Il consumo di bevande zuccherate, ma non di quelle edulcorate artificialmente, risultava significativamente associato a un aumento dei trigliceridi plasmatici, della proteina C-reattiva, dell’interleuchina-6 e dei recettori del fattore di necrosi tumorale 1 e 2, mentre era associato alla diminuzione dei valori di colesterolo HDL, lipoproteina(a) e leptina.
In conclusione, il consumo di bevande zuccherate è stato associato ad aumento del rischio di malattia coronarica e di alcune modifiche sfavorevoli dei parametri lipidici, dei fattori infiammatori e della leptina. Al contrario, tali associazioni non si sono manifestate con l’assunzione di bevande edulcorate artificialmente. E’ pertanto indicato ridurre il consumo di bevande zuccherate per prevenire la malattia coronarica.

Fonte:
“Sweetened Beverage Consumption, Incident Coronary Heart Disease, and Biomarkers of Risk in Men” Lawrence de Koning et al; Circulation 2012; 125: 1735-1741. http://circ.ahajournals.org/content/125/14/1735.full