Elevati livelli di vitamina D nel sangue potrebbero  ridurre il rischio di sviluppare il diabete di tipo 2.

Lo avrebbe recentemente dimostrato un nuovo studio condotto dall’Ospedale Universitario “Carlos Haya” di Malaga, Spagna, i cui risultati sono stati pubblicati sul “Clinical Nutrition” e hanno mostrato che nelle persone con livelli di vitamina D nel sangue superiori al 18,5 ng/ ml, l’incidenza del diabete di tipo 2 risultava ridotta (5% circa ).

Recentemente abbiamo appreso del possibile ruolo anti-diabetico della vitamina D. La scorsa estate i ricercatori delle università di Tufts e di Harvard, riportavano sull’ American Journal of Clinical Nutrition che una dose giornaliera di 2.000 Unità Internazionali (UI) di vitamina D3, conosciuta anche come colecalciferolo, risulterebbe in grado di aumentare il funzionamento delle cellule ? (cellule beta) del 25%. Le cellule ? sono le cellule del pancreas che controllano la produzione dell’insulina.

Secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), il diabete colpisce oggi oltre 220 milioni di persone nel mondo, di conseguenza gli elevati valori glicemici portano alla morte di 3,4 milioni di persone ogni anno.

L”OMS prevede purtroppo che le morti raddoppieranno tra il 2005 e il 2030.

Lo studio spagnolo, coordinato dalla Dr.ssa Inmaculada González-Molero, ha coinvolto 1226 persone, delle  quali soltanto 961 hanno portato a termine  il programma .  Sono stati misurati i livelli ematici di vitamina D ,(precisamente la 25-idrossi vitamina D) e sono stati poi eseguiti dei test orali di tolleranza al glucosio, all’inizio (1996-1998), durante (2002-2004) ed alla fine dello studio (2005-2007).

I risultati hanno mostrato che nelle persone con livelli di 25-idrossi vitamina D superiori al 18,5 ng/ml, l’incidenza di diabete risultava inferiore al 5%, mentre nelle persone che avevano livelli  inferiori al 18,5 ng/ml, l’incidenza risultava del 12,4%.

Inoltre, per coloro che avevano elevati livelli di vitamina D, il rischio di sviluppare il diabete durante i quattro anni di studio, era significativamente più basso, mentre nessuna delle persone con livelli di vitamina superiori a 30 ng /ml aveva sviluppato il diabete.

I ricercatori sottolineano:”E ‘importante notare che tale studio è stato condotto in una popolazione del sud Europa, dove vi è una elevata radiazione solare (più di 1700 h / anno) ed una larga diffusione di una dieta mediterranea”.

É possibile assimilare la vitamina D da varie fonti alimentari, anche l’organismo la produce  grazie all’esposizione solare.

Per alcuni  paesi nordici, l’esposizione solare risulta così debole durante i mesi invernali da non permettere all’organismo di produrre sufficente vitamina D, provocando un evidente carenza per tali popolazioni. Tale carenza negli adulti puó provocare o aggravare numerose malattie: osteopenia, osteoporosi, debolezza muscolare, fratture, tumori comuni, malattie autoimmuni, malattie infettive e malattie cardiovascolari. Inoltre secondo alcune evidenze scientifiche  la vitamina D potrebbe ridurre l’incidenza di diversi tipi di cancro e del diabete di tipo-1 e -2.

Per leggere l’abstract dell’articolo cliccare sul seguente link:
http://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S0261561411002329

Francesca Trinastich