Attività fisica e COVID-19

Svolgere attività fisica prima della diagnosi di COVID-19 è stato associato a esiti meno gravi dell’infezione.

Secondo quanto pubblicato sull’American Journal of Preventive Medicine, maggiore è l’attività fisica svolta dalle persone prima della diagnosi di infezione da COVID-19, minore sarebbe il rischio di soffrire complicanze gravi della malattia.

Gli autori del lavoro hanno condotto uno studio di coorte retrospettivo e analizzato le cartelle cliniche elettroniche di 194.191 pazienti adulti seguiti presso il Kaiser Permanente Southern California (KPSC), un sistema sanitario integrato che serve oltre 4,7 milioni di persone. Tutti i pazienti selezionati avevano avuto una diagnosi positiva di COVID-19 nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2020 e il 31 maggio 2021 (ovvero prima della diffusione della vaccinazione contro la malattia) e avevano anche riferito i loro livelli di attività fisica in almeno 3 auto-valutazioni prima dell’infezione. Pertanto, i ricercatori hanno potuto calcolare la mediana dei valori di attivitá fisica riferiti e con essa definire il grado di esposizione all’esercizio fisico di ciascun paziente prima della diagnosi di COVID-19.

In base al livello di attività fisica, i pazienti furono classificati in cinque categorie, ovvero: 1) sempre inattivi (pazienti con 10 minuti di esercizio fisico o meno a settimana); 2) per lo più inattivi (pazienti con una mediana di attività pari a 10-60 minuti a settimana); 3) leggermente attivi (mediana di 60-150 minuti di esercizio fisico a settimana); 4) costantemente attivi (mediana superiore a 150 minuti a settimana); e 5) sempre attivi (pazienti che riferivano in tutte le auto-valutazioni di fare piú  di 150 minuti di esercizio fisico a settimana). Le complicanze valutate e messe in relazione all’attività fisica furono: il ricovero in ospedale, l’evento di deterioramento o la morte 90 giorni dopo una diagnosi di COVID-19.

Dei 194.191 adulti con infezione da COVID-19, il 6,3% è stato ricoverato in ospedale a seguito dell’infezione, il 3,1% ha subito un evento di peggioramento e il 2,8% è deceduto entro 90 giorni dalla diagnosi.

L’associazione delle complicanze con il grado di inattività fisica è stata evidente. Ad esempio, i pazienti sempre inattivi mostrarono maggiori probabilità di ricovero (OR=1,43; 95% CI=1,26, 1,63), peggioramento (OR=1,83; 95% CI=1,49, 2,25) e morte (OR=1,92; 95% CI=1.48, 2.49) rispetto ai pazienti classificati come sempre attivi.

L’analisi dei dati ha dimostrato che maggiore era l’attività fisica segnalata da un paziente, minore era il rischio di ricovero, peggioramento o morte entro 90 giorni dalla diagnosi di COVID-19.

Questi risultati si sono mantenuti anche differenziando i pazienti in base a caratteristiche demografiche (sesso, razza ed etnia) e cliniche (presenza o meno di malattie cardiovascolari, ipertensione o obesità, tipicamente associate a un aumentato rischio di complicanze post COVID-19). I pazienti sempre attivi hanno mostrato il rischio più basso di complicanze da COVID-19, in ognuna di queste categorie studiate. Una maggiore quantità di esercizio fisico è stata collegata anche a tassi più bassi di ricovero o morte per i pazienti con determinate patologie croniche, come ipertensione, malattie cardiovascolari o obesità.

 «I nostri risultati indicano che due delle cose più importanti che i medici possono fare per evitare che i loro pazienti vadano incontro a esiti gravi di COVID-19 sono invitarli a farsi vaccinare e sottolineare l’importanza di essere più attivi fisicamente. Questa è una potente opportunità per sviluppare politiche più forti a sostegno dell’attività fisica come strategia di mitigazione della pandemia» concludono gli autori.

Date le associazioni protettive osservate tra lo svolgimento di attività fisica e il rischio di esiti avversi a seguito dell’infezione da COVID-19, mantenutesi indipendentemente dalle caratteristiche demografiche e cliniche dei soggetti in studio, gli autori del lavoro rimarcano che i leader della sanità pubblica dovrebbero aggiungere l’attività fisica alle strategie di controllo della pandemia.

Il messaggio principale che gli autori intendono veicolare è che ogni attività fisica, anche leggera, conta. « Più esercizio fai, meglio è, indipendentemente dall’etnia, dall’età, dal sesso o dalle patologie croniche di una persona» afferma Deborah Rohm Young, del Kaiser Permanente Southern California, autrice principale dello studio.

Riferimento bibliografico:

https://www.ajpmonline.org/article/S0749-3797(22)00526-8/fulltext

 

Sara Tulipani

www.saratulipani.com

Life Coach specializzata in cambi di alimentazione e stile di vita,

Dottore di Ricerca in Alimenti e Salute,

Tutor Accademico dei Master Internazionale in Nutrizione e Dietetica – FUNIBER