Il ruolo della dieta nella prevenzione e trattamento del melanoma

Il melanoma maligno cutaneo (CMM) è la forma più pericolosa di cancro della pelle: interessa tutte le fasce di età, ha un’incidenza crescente e un alto potenziale metastatico. L’incidenza differisce tra i paesi, ma negli ultimi anni è aumentata notevolmente in tutto il mondo, specialmente nelle popolazioni di pelle bianca.

Il CMM deriva dai melanociti, le cellule responsabili della produzione del pigmento melaninico della pelle, dei capelli e degli occhi, ed è il risultato di complesse interazioni tra fattori genetici individuali e fattori di rischio ambientale. La letteratura scientifica ha fornito prove dirette che l’esposizione al sole provoca mutazioni nei geni critici per il melanoma. La radiazione ultravioletta B (UVB) è la componente più mutagena dello spettro ultravioletto e promuove il danno al DNA più della radiazione ultravioletta A (UVA). Inoltre, l’esposizione agli UVB causa infiammazione, incluso eritema ed edema, e l’infiammazione cronica è un riconosciuto fattore di rischio per lo sviluppo del tumore.

L’incidenza del CMM ha continuato a crescere negli ultimi anni, nonostante gli sforzi pubblici per promuovere le abitudini alla protezione solare. Considerando che l’uso della crema solare non previene completamente il cancro della pelle, sono necessari ulteriori approcci alla chemioterapia preventiva. A questo proposito, l’attenzione è stata focalizzata sul possibile ruolo della dieta nel ridurre anche il rischio di melanoma. Numerosi studi hanno suggerito un ruolo protettivo di alcuni elementi della dieta, ma i rapporti tra l’assunzione di alcuni alimenti e il rischio di cancro sono ancora controversi. È stato ampiamente dimostrato che il consumo regolare di frutta e verdura è associato a un ridotto rischio di cancro. La sola modifica della dieta, aumentando l’assunzione di frutta e verdura, potrebbe persino prevenire il cancro. Questa evidenza ha risvegliato l’interesse per la ricerca sui componenti alimentari bioattivi e ha portato all’identificazione di composti con un potenziale preventivo e terapeutico per il cancro. A causa della loro sicurezza, bassa tossicità e proprietà antiossidanti, frutta, verdura e altri elementi dietetici (fitochimici e minerali) sono stati analizzati come agenti chemiopreventivi, destinati a interrompere il processo di carcinogenesi, che comprende l’inizio, la promozione e la progressione di cellule altrimenti normali al cancro. Alcune prove hanno anche suggerito che una varietà di sostanze può aumentare l’efficacia terapeutica dei farmaci, ridurre gli effetti collaterali indotti dalla chemioterapia o superare la resistenza ai farmaci. I fitochimici antiossidanti dietetici hanno dimostrato effetti protettivi e la presenza di questi composti nella dieta mediterranea tradizionale può essere in parte responsabile della bassa incidenza di CMM in quest’area, nonostante gli elevati livelli di radiazione solare; altri studi hanno mostrato una tendenza verso un ridotto rischio di CMM con un maggior apporto di verdura e frutta, pesce, oltre a vitamine e bevande come caffè o tè. I risultati sembrano incoraggianti e potrebbero rafforzare campagne di prevenzione nutrizionale e lo sviluppo di iniziative appropriate.

In una recentissima review, frutto del lavoro di specialisti italiani per l’“Italian Melanoma Intergroup” (IMI), vengono riportati i più attuali progressi sulla comprensione dei meccanismi biologici, che sono alla base dell’impatto degli alimenti e dei composti alimentari sul rischio e sulla prevenzione del melanoma; in considerazione dell’ampiezza dell’argomento, è stato scelto di descrivere i principali composti dietetici coinvolti nella ricerca attiva con progressi sostanziali nell’ultimo decennio, escludendo alimenti e composti con un impatto ben noto sulla malattia.

Gli antiossidanti naturali sono al centro della protezione della pelle grazie al loro potenziale di neutralizzare le specie reattive dell’ossigeno (ROS) e inibire la via di trasduzione del segnale indotta da UV, offrendo così una strategia promettente per combattere la melanogenesi e proteggere contro i danni della pelle. Sono stati identificati molti composti alimentari: vitamine, minerali, carotenoidi e una vasta classe di sostanze fitochimiche (polifenoli, isotiocianati, composti organosulfurici), nonché sulforafano, antocianine, licopene, diallil disolfuro, acido rosmarinico, silimarina, oleuropeina, ecc. Sia gli studi in vitro che quelli in vivo hanno chiarito vari meccanismi cellulari e molecolari mediante i quali tali composti eliminano i ROS e agiscono contro la formazione di cellule di melanoma; la review si concentra inizialmente su caffè, tè e melograno e quindi su specifici composti dietetici in cui sono stati compiuti progressi consistenti nell’ultimo decennio. Caffè e tè sono le bevande più consumate in tutto il mondo. Contengono numerose sostanze fitochimiche, molte delle quali sono antiossidanti, come acidi clorogenici, acido chinico, acido caffeico, acido ferulico e acido cumarico tra i polifenoli e la caffeina, i diterpeni (lipidi del caffè). Le quantità di questi componenti dipendono dal metodo di fermentazione e sono state oggetto di ricerca attiva in relazione al melanoma negli ultimi anni.

Vediamo le principali sostanze indagate ed i loro meccanismi di azione contro il melanoma:

caffè e varie sostanze fitochimiche: inibiscono lo stress ossidativo e il danno ossidativo, regolano la riparazione del DNA, l’attività enzimatica di fase II, l’apoptosi, l’infiammazione, hanno attività antiproliferativa, effetti antiangiogenetici ed effetti antimetastatici;

(in particolare quello verde e nero), catechine e teflavini: riparano i danni causati dalla luce UV; diminuiscono l’incidenza del tumore cutaneo indotto dai raggi UV, inibiscono l’angiogenesi, modulano il sistema immunitario; attivano i sistemi enzimatici coinvolti nella disintossicazione cellulare; l’epigallocatechina-3-gallato inibisce l’eritema, migliora la riparazione del dimero pirimidinico nel DNA, nella pelle umana irradiata con raggi UV;

melograno: frutto con forte potere antiossidante per la capacità di annientare i radicali liberi. Ha proprietà antiproliferative e antinfiammatorie. In particolare diminuisce l’attività della tirosinasi (enzima chiave nella produzione della melanina a partire dalla tirosina) e la produzione di melanina; diminuisce la fosforilazione di CREB, MITF e enzimi melanogenici; risulta essere un forte agente antitumorale nei modelli animali;

resveratrolo: è un polifenolo naturale comunemente presente nella frutta, bucce d’uva e vino rosso; studi iniziali hanno identificato gli effetti antitumorali del resveratrolo contro diversi tumori e in più stadi di malattia. Ha un’attività antiproliferativa contro le cellule di melanoma, induce apoptosi; modula la pelle danneggiata da prolungata esposizione al sole;

vitamina A: è un composto liposolubile che è necessario per la normale funzione fisiologica e non può essere sintetizzato dall’uomo, è quindi classificato come un nutriente essenziale. La vitamina A si ottiene dalla dieta, per lo più da fonti animali come uova, latte e fegato. Inoltre, i carotenoidi pro-vitamina A di origine vegetale possono essere convertiti in vitamina A nell’intestino, ma solo meno del 10% di questi carotenoidi può essere sottoposto a conversione. Contro il melanoma agisce inibendo crescita e proliferazione, induce l’apoptosi, altera i profili delle citochine;

vitamina C: può anche avere un ruolo potenziale nella chemioprevenzione del melanoma. È un nutriente idrosolubile essenziale che agisce come antiossidante e cofattore di vari enzimi metabolici. Inoltre, la vitamina C esercita effetti sui meccanismi di difesa dell’ospite attraverso il mantenimento dell’omeostasi immunitaria; ha proprietà nei processi ossidativi limitando gli effetti tossici di ROS, e induce l’apoptosi;

vitamina D: è stato ampiamente suggerito come possa influenzare il rischio di cancro e svolgere un ruolo nella prevenzione del cancro (incluso il melanoma) esercitando effetti anti-proliferativi e sul sistema immunitario. La radiazione solare è fondamentale per la sintesi della vitamina D negli esseri umani; tuttavia, un’esposizione al sole incontrollata e intensa è pericolosa per la salute della pelle e può contribuire allo sviluppo di melanoma maligno cutaneo.  È raccomandato quindi un corretto equilibrio tra protezione solare / esposizione e stato di vitamina D;

vitamina E: in studi animali ha dimostrato effetti fotoprotettivi e attività antiossidante contro il melanoma; riduce infatti la produzione di IL-6 e IFN-γ da parte di diversi sottogruppi di leucociti, per limitare gli effetti tossici dei ROS, e inattiva la tirosinasi;

flavonoidi (Luteolina, Apigenina, ecc…): sono un grande gruppo di composti polifenolici (più di 5000) presenti nelle verdure, che hanno attività anti-tumorali e che stanno attirando sempre più attenzione nella chemioprevenzione e nel trattamento del cancro. I meccanismi molecolari dei flavonoidi e le loro attività antiossidante, anti-infiammazione e modulazione immunitaria, anti-proliferazione, anti-angiogenesi, induzione dell’apoptosi e modificazioni epigenetiche sono state studiate in vitro o in topo. Al momento mancano ampi studi epidemiologici (incluso per il melanoma).

Da questa review sono emersi numerosi risultati incoraggianti, anche se in alcuni casi contrastanti, soprattutto quando i dati di ricerca di base vengono trasferiti agli esseri umani. Ciò può dipendere dall’eterogeneità dei composti studiati, dalla loro concentrazione, preparazione e somministrazione, nonché dall’eterogeneità degli approcci metodologici e delle tecniche di laboratorio utilizzate. Sono necessari ulteriori studi, sia a livello di ricerca di base che a livello epidemiologico, eseguiti con approcci standardizzati per comprendere meglio il valore di un’ampia gamma di nutrienti nella prevenzione e nella gestione clinica del melanoma.

Elisabetta  Marotti

Per approfondimenti:

“Dietary compounds and cutaneous malignant melanoma: recent advances from a biological perspective”. Ombra MN1 et al. Nutr Metab (Lond). 2019 May 21;16:33. doi: 10.1186/s12986-019-0365-4. eCollection 2019.

https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC6528337/