In gravidanza: cosa mangiare e quanto

La nutrizione nel corso della gravidanza è di fondamentale importanza sia per il decorso che per il buon esito della gravidanza stessa. Le donne vanno sensibilizzate, ancor prima del concepimento, a raggiungere e mantenere un indice di massa corporea (IMC) nella norma, infatti uno stato nutrizionale adeguato della madre, anche prima dell’inizio della gravidanza, e una corretta alimentazione durante la gestazione  sono essenziali per la prevenzione di gran parte delle patologie materno-fetali.

Un apporto nutritivo inadeguato, sia in eccesso che in difetto, sia dal punto di visto qualitativo che quantitativo, può compromettere l’esito della gravidanza. In Occidente il problema principale è sicuramente un eccessivo introito alimentare, considerando inoltre che i dati di letteratura indicano che l’aumento del metabolismo basale in gravidanza è in realtà minimo. Lo stato nutrizionale e l’IMC vanno valutati dal medico all’inizio della gravidanza per consigliare, sulla base di questi, l’adeguato apporto calorico e nutrizionale per la gravidanza, incoraggiando l’attività fisica e motivando la futura mamma ad uno stile di vita sano come elementi fondamentali per la salute del feto.

Secondo “i Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana” (LARN) il fabbisogno calorico aggiuntivo per la donna in gravidanza è di 69 kcal/die per il primo trimestre, di 266 kcal/die per il secondo e di 496 kcal/die per il terzo trimestre di gravidanza. In corso di gravidanza aumenta sensibilmente il fabbisogno di proteine, rimane invece invariato quello di carboidrati e di grassi. La quota giornaliera di carboidrati non dovrebbe essere inferiore a 175 g per garantire un adeguato apporto al cervello sia materno sia fetale; tra i carboidrati vanno privilegiati i cereali integrali per garantire anche un adeguato apporto di fibre, mentre il consumo degli zuccheri  semplici, secondo le Linee Guida WHO, non dovrebbe superare il 10% dei carboidrati complessivi e va anche correlato all’attività fisica svolta.

Gli acidi grassi essenziali, ed i loro derivati polinsaturi a lunga catena (PUFA), sono fondamentali per la formazione dei nuovi tessuti in quanto sono componenti strutturali delle membrane. Sono detti “essenziali” in quanto l’organismo umano non è in grado di sintetizzarli, pertanto è fondamentale un’adeguata assunzione con la dieta, specie in gravidanza, soprattutto nel 3° trimestre, quando avviene lo sviluppo neuro cognitivo. Tra questi acidi grassi l’acido docosaesanoico (DHA) è particolarmente importante per lo sviluppo del sistema nervoso e della retina. Svolge un ruolo essenziale in numerosi processi biologici ed è un precursore importante di molecole come prostaglandine, leucotrieni e trombossani, responsabili della regolazione del flusso utero-placentare. Il fabbisogno di DHA aumenta di 100-200 mg al giorno durante la gravidanza.

Il fabbisogno di proteine è importante per la sintesi proteica a livello dei tessuti materni e la crescita fetale che è massima nel terzo trimestre. Un apporto insufficiente di proteine nella gestante si associa a potenziali effetti negativi in termini di peso e lunghezza del neonato alla nascita; tuttavia una quota proteica eccessiva potrebbe interferire con lo sviluppo del feto. I livelli di assunzione raccomandati dai LARN di proteine di alta qualità per una donna adulta sono di 54 g/die; questi  devono essere incrementati di una quota compresa tra 1 g/die nel primo trimestre di gestazione, 8 g/die nel secondo trimestre e 26 g/die nel terzo trimestre.

Il fabbisogno di micronutrienti, vitamine e minerali, in gravidanza aumenta maggiormente rispetto a quello dei macronutrienti. Un apporto inadeguato di micronutrienti possono avere importanti conseguenze negative sia per la madre, sia per lo sviluppo del feto. Vediamo nel dettaglio le raccomandazioni per le vitamine. Sicuramente grande attenzione va rivolta all’acido folico; la supplementazione materna con acido folico è raccomandata per tutte le donne in età fertile che desiderano una gravidanza, in quanto il rapido utilizzo dei folati durante la gravidanza, per la costituzione delle cellule e dei tessuti fetali, fa sì che il fabbisogno di questi composti aumenti nel periodo periconcezionale, soprattutto per la riduzione del rischio di difetti del tubo neurale. Studi recenti suggeriscono benefici associati alla supplementazione con acido folico anche per la riduzione del rischio di malattie cardiache congenite e per uno sviluppo placentare. Le Linee Guida nazionali e internazionali consigliano l’assunzione di 400 μg/die di acido folico almeno trenta giorni prima del concepimento e fino ad almeno tre mesi di gestazione. La supplementazione di vitamina A non è necessaria nella maggior parte dei Paesi Sviluppati, dove viene abitualmente soddisfatto in eccesso il fabbisogno. Per quanto riguarda le vitamine del gruppo B in gravidanza è sufficiente per soddisfare il fabbisogno seguire una dieta varia ed equilibrata, che preveda l’assunzione di 5 porzioni al giorno di frutta e verdura, due porzioni alla settimana di legumi, assumendo occasionalmente frutta secca e preferendo i cereali integrali. Ugualmente per la vitamina C se la donna segue un’alimentazione equilibrata anche in gravidanza il fabbisogno viene soddisfatto. Mentre la supplementazione con vitamina D in Italia è consigliata solo dopo attenta valutazione, nelle donne a rischio di ipovitaminosi per questioni ambientali o carenze alimentari.

Per quanto riguarda i minerali particolare attenzione va riservata al ferro. Donne con valori di emoglobina inferiori a 11g/dl nel primo trimestre e inferiori a 10,5 g/dl oltre la 28° settimana dovrebbero essere valutate e trattate appropriatamente per ottimizzare la concentrazione emoglobinica prima del parto. La supplementazione di ferro ferroso (60-120 mg/die) per via orale è il trattamento di prima scelta in caso di anemia sideropenia, inoltre vanno date indicazioni alle future mamme su come migliorare l’assunzione di ferro con l’alimentazione e sui fattori che interferiscono con l’assorbimento del ferro stesso. Lo iodio è essenziale in gravidanza per la produzione di ormoni tiroidei materni e fetali e per lo sviluppo del sistema nervoso del feto; c’è un aumento del fabbisogno del 50% in gravidanza, sia per l’incremento fisiologico della produzione degli ormoni tiroidei, sia per l’aumento dell’escrezione renale e sia per soddisfare il fabbisogno fetale. Un adeguato apporto di iodio con la dieta durante la gravidanza è garanzia di eutiroidismo per il nascituro; pertanto in gravidanza è preferibile l’utilizzo di sale iodato rispetto al comune sale da cucina. Per quanto riguarda il calcio la supplementazione non è raccomandata nelle donne normocalcemiche; potrebbe essere raccomandata nelle donne a rischio per ipertensione o pre-eclampsia, nel caso in cui la loro calcemia o la loro assunzione alimentare sia ridotta. In tali casi si raccomanda la supplementazione di 1,5-2,0 g/die di calcio dalla ventesima settimana fino al termine della gravidanza. Il fabbisogno di fosforo in gravidanza è aumentata ma di solito non va supplementato perché aumenta l’efficacia di assorbimento. Per quanto riguarda tutti gli altri minerali (magnesio, sodio, potassio, cloro, zinco, selenio, rame), se la donna in gravidanza segue una dieta varia ed equilibrata non sono necessarie supplementazioni. Circa le fibre, l’assunzione consigliata è di circa 28 g/die come nelle donne in età fertile, con preferenza per il consumo di frutta, ortaggi e cereali integrali.

Invece per i generi voluttuari si consiglia di astenersi dal consumo di alcol durante il periodo peri-concezionale e nel primo trimestre e in seguito astenersi o comunque limitare l’assunzione a non più di 2 bicchieri (un bicchiere = 125 ml) di vino rosso alla settimana; mentre per la caffeina la dose non deve superare i 200 mg/die, ossia due tazzine.

Veniamo ora alle raccomandazioni per l’attività fisica in gravidanza; le future mamme dovrebbero svolgere un’attività aerobica moderata-intensa per 150 minuti/settimana. Se prima della gravidanza avevano uno stile di vita sedentario dovrebbero essere incoraggiate a svolgere progressivamente attività fisica. Le donne invece abituate a svolgere un’intensa attività possono continuare se la gravidanza non ha complicazioni o non ci sono altre controindicazioni, ed un possibile criterio prudenziale che le future mamme possono seguire è il non superare i 130 bpm durante lo svolgimento dell’attività fisica. Se l’esercizio fisico è intenso e prolungato oltre i 45 minuti può provocare ipoglicemia, pertanto va ben adeguato l’introito calorico prima di intraprendere l’esercizio o ridotta la durata dell’esercizio stesso. Va seguita una buona idratazione, bevendo acqua prima, durante e dopo l’attività. Le attività particolarmente raccomandate, oltre al nuoto e al camminare, sono: la cyclette, la corsa o il jogging, lo yoga, pilates; sono invece controindicati tutti gli sport a rischio caduta. Per le donne obese la raccomandazione è di svolgere 30 minuti al giorno di attività fisica. Il riposo a letto nelle donne sane prima del parto non porta alcun vantaggio né va raccomandato.

Elisabetta Marotti

Per approfondimenti:

– “NUTRIZIONE IN GRAVIDANZA E DURANTE L’ALLATTAMENTO” REALIZZATO DALLA FONDAZIONE CONFALONIERI RAGONESE SU MANDATO SIGO, AOGOI, AGUI- 4 Giugno 2018

https://www.sigo.it/wp-content/uploads/2018/06/LG_NutrizioneinGravidanza.pdf

– “LARN IV REVISIONE-  Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti ed energia per la popolazione italiana”, 2014
http://www.sinu.it/html/cnt/larn.asp

– WHO Recommendation “Intrapartum care for a positive childbirth experience”, Febbraio 2018

http://www.who.int/reproductivehealth/intrapartum-care/en/